
Era il 10 giugno 1935 e fu questo il mio ultimo bicchiere. Al momento in cui scrivo sono passati quasi sei anni da quel giorno.
La domanda che naturalmente potrebbe affacciarsi alla vostra mente è questa: “Che differenza c’era tra quello che quell’uomo ha detto o fatto e quello che altri avevano detto o fatto?”. Bisogna ricordare che io avevo letto molto e parlato con tutti quelli che sapevano o credevano di sapere qualcosa in materia di alcolismo. Ma questa volta mi trovavo dinanzi a un uomo che aveva vissuto per lunghi anni la spaventosa esperienza del bere, che aveva conosciuto tutte le esperienze per le quali passa il bevitore ma che ne era uscito con quegli stessi mezzi che io avevo cercato di usare, cioè con dei principi spirituali. Egli mi diede informazioni sull’alcolismo che mi furono certamente utili.
Ma assai più importante fu il fatto che egli era il primo essere umano con il quale abbia mai parlato che sapesse per esperienza personale quello che diceva quando parlava di alcolismo. In altre parole egli parlava il mio stesso linguaggio. Egli conosceva tutte le risposte e certamente non per averle lette da qualche parte.
E’ un meraviglioso dono immensamente grande quello di essermi liberato dalla terribile maledizione che aveva condannato tutta la mia vita. La mia salute è ora buona e io ho ritrovato il rispetto di me stesso e il rispetto dei miei colleghi. La mia vita familiare è ideale e i miei affari vanno bene per quanto è possibile in questi tempi incerti. Passo gran parte del mio tempo a trasmettere quello che ho imparato ad altri che lo desiderano e che ne hanno un gran bisogno.
Lo faccio per questi motivi:
1. Per un senso del dovere.
2. Perché è per me un piacere.
3. Perché così facendo pago il mio debito di gratitudine verso chi ha speso il suo tempo a trasmettermi il suo messaggio.
4. Perché ogni volta che lo faccio mi assicuro una maggiore garanzia contro ogni possibile ricaduta.
Diversamente alla maggior parte dei nostri membri, io non sono riuscito a liberarmi dal desiderio ossessivo dell’alcol durante i primi due anni e mezzo di astinenza. Esso mi ha accompagnato quasi sempre. Ma non sono mai stato sul punto di cedervi. Mi sentii spesso terribilmente infelice quando vedevo i miei amici bere e sapevo di non potere fare altrettanto. Ma sono riuscito a convincermi che se una volta avevo avuto lo stesso privilegio, io ne avevo abusato così terribilmente che mi era stato tolto. Perciò non ho ragione di piagnucolare per questo, poiché, dopo tutto, nessuno mi ha dovuto legare per ver¬sarmi in gola dell’alcol.
Se voi pensate di essere un ateo, un agnostico, uno scettico, oppure se avete una specie di orgoglio intellettuale che vi trattiene dall’accettare ciò che questo libro contiene, me ne dispiace per voi. Se ancora pensate di essere forte abbastanza per vincere da solo la partita, ciò è affar vostro. Ma se realmente e sinceramente sentite di avere bisogno di un aiuto, noi sappiamo di avere una risposta per voi. Essa non fallisce mai, se voi ci mettete la metà dello zelo che avete solitamente mostrato quando si trattava di procurarvi un altro bicchiere.
Il vostro Padre Celeste non vi abbandonerà mai!